Il dr. Tommaso Lupattelli ci parla dell’embolizzazione dell’adenoma prostatico

Il dott. Tommaso Lupattelli è specialista in chirurgia vascolare. Nel corso della sua esperienza ha curato diverse malattie tra cui l’ipertrofia prostatica benigna o adenoma prostatico con la tecnica dell’embolizzazione.

Cos’è l’ipertrofia prostatica o adenoma prostatico?

L’Ipertrofia prostatica benigna, nota anche come adenoma prostatico, è quella condizione clinica in cui si ha un tale ingrandimento di uno o più lobi prostatici da causare notevoli difficoltà alla minzione.

Si manifesta frequentemente negli uomini dopo i 50 anni.

Se trascurata, può causare un’ostruzione del canale uretrale dovendo così ricorrere al posizionamento permanente di un catetere vescicale o all’intervento chirurgico per superare tale limitazione.

Dott. Tommaso Lupattelli, ci possono essere tecniche alternative?

L’embolizzazione prostatica è una tecnica radiologica interventistica innovativa molto interessante, in quanto poco invasiva, con ottimi risultati accertati nella cura dell’ipertrofia prostatica benigna (adenoma prostatico).

Dott. Tommaso Lupattelli, in cosa consiste l’embolizzazione prostatica?

Oggi, è possibile ridurre l’invasività dell’intervento chirurgico utilizzando come valida alternativa l’embolizzazione delle arterie prostatiche. Si tratta di una tecnica innovativa, ma eseguita ormai in diversi i centri a livello mondiale.

Consiste nella chiusura delle arterie irroranti la prostata, iniettando particelle embolizzanti all’interno dei vasi prostatici al fine di occluderli repentinamente in modo definitivo e irreversibile.

Questo intervento è eseguito ambulatorialmente da parte di un team multidisciplinare composto da urologo e radiologo interventista che esegue la procedura in prima persona.

In particolare, il radiologo interventista, avvalendosi dei raggi X per vedere su di uno schermo le arterie della prostata del paziente, è in grado di seguire in tempo reale la manovra di embolizzazione.

L’urologo ha un ruolo molto importante poiché è in grado di valutare in ogni fase il paziente dal punto di vista clinico.

Dott. Tommaso Lupattelli, può spiegare la tecnica nel dettaglio?

S procede con una piccola anestesia locale all’inguine per raggiungere con il catetere angiografico, attraverso l’arteria femorale, le arterie prostatiche. Generalmente, sono una per lato (dx e sn) e si embolizzano entrambe con lo stesso accesso inguinale.

Precisamente, viene incanulata l’arteria vescicale inferiore sia di destra che di sinistra, arteria da cui generalmente dipartono le corrispettive arterie prostatiche. 

Una volta all’interno dell’arteria prostatica anteriore con il catetere, il radiologo può cominciare ad iniettare le particelle embolizzanti attraverso lo stesso, in modo da occludere completamente e definitivamente le due arterie.

E’ previsto, inoltre, il posizionamento di un catetere vescicale per facilitare lo svuotamento della vescica durante e dopo l’intervento. Tale catetere è normalmente rimosso dopo circa 12 ore, salvo diverse prescrizioni.

Sottolineo che l’intervento è completamente indolore e che l’anestesia locale viene praticata solamente a livello dell’inguine di destra, utilizzato come sito di entrata per entrambi i lati.

La procedura richiede una media di 45-75 minuti. Il paziente rimane sveglio durante l’intero intervento e non avverte alcun dolore né durante né dopo l’intervento, solo un leggero fastidio in sede prostatica nell’immediato postoperatorio.

Dott. Tommaso Lupattelli, l’embolizzazione è dunque una tecnica che cura e allo stesso tempo evita effetti collaterali?

Posso affermare che l’embolizzazione prostatica, introdotta nel 1995 dal dott. Jacques Clerissi con cui ho collaborato per diversi anni, rappresenta una tecnica rivoluzionaria non solo per risolvere il varicocele, ma anche per evitare fastidiosi effetti collaterali, quali l’eiaculazione retrograda in vescica durante i rapporti sessuali e possibili sanguinamenti postchirurgici.